Come chiedere il finanziamento

Le Caritas diocesane (o altri uffici indicati dal vescovo) sono le responsabili principali per l’accompagnamento nella redazione della domanda di prestito e nella presentazione della stessa ACLI Prestito della speranza Gennaio 2010 5 alla banca. Per assolvere al meglio a questo compito, tuttavia, è opportuno che le Caritas diocesane si avvalgano di diversi soggetti a livello territoriale per:

  • il primo contatto e la verifica preliminare dei requisiti soggettivi (parroci, centri di ascolto, circoli ACLI, punti famiglia, recapiti territoriali del Patronato ACLI o dell’ENAIP, …)
  • la redazione del progetto di reinserimento lavorativo o di avvio di attività autonoma (soggetti pubblici e privati che abbiano le competenze e le risorse per realizzare questa parte dell’accompagnamento)
  • la ricerca di altre opportunità di sostegno alla famiglia che è in difficoltà (servizi sociali, soggetti erogatori di microcredito o di aiuto a fondo perduto, Patronato ACLI, CAF, ENAIP, …)

Il tutoraggio ed il ruolo della comunità locale

Le Caritas diocesane (o altri uffici indicati dal vescovo) sono le responsabili principali per l’azione complessiva di tutoraggio di chi ha ottenuto il prestito
Il tutoraggio di prossimità è, in linea generale, assicurato dalle articolazioni territoriali delle Caritas diocesane ed avrà il compito di:

  • essere vicino alla persona che ha ricevuto il prestito ed alla sua famiglia
  • verificare, insieme con gli altri soggetti coinvolti, che le azioni intraprese vadano a buon fine
  • segnalare eventuali situazioni problematiche e laddove possibile intervenire per risolverle (anche con il sostegno della comunità locale)
  • redigere dei report trimestrali
  • inserire i report nella piattaforma informatica predisposta per il governo del progetto

Il tutoraggio per la ricerca del lavoro o per l’avvio di un’attività autonoma è di norma assicurato da soggetti pubblici o privati che abbiano le competenze e le risorse necessarie ed avrà il compito di:
  • essere vicino alla persona che ha presentato il progetto per il lavoro
  • verificare che le azioni descritte nel progetto vengano realizzate
  • segnalare eventuali situazioni problematiche e, laddove possibile, intervenire per risolverle (anche con il sostegno della comunità locale)
  • redigere dei report trimestrali
  • inserire i report nella piattaforma informatica predisposta per il governo del progetto

Che cosʼè il prestito della speranza

È un’iniziativa della CEI e dell’ABI per l’erogazione di finanziamenti agevolati concessi dalle banche che aderiscono all’iniziativa, garantiti da un fondo straordinario.
Le caratteristiche principali del prestito della speranza possono essere così sintetizzate:

  • può essere erogato a persone generalmente non bancabili
  • prevede un importo non superiore a 6.000 € per un anno, erogabile in tranche mensili di 500 € e rinnovabile per un secondo anno
  • il tasso di interesse non può essere superiore alla metà del TEGM (tasso effettivo globale medio) sui prestiti personali
  • il tempo di restituzione massimo è di 5 anni

Chi ne può beneficiare

Le famiglie naturali fondate sul matrimonio (ai sensi dell’art. 29 della Costituzione) e che presentino le seguenti caratteristiche:

  • tre o più figli, di età inferiore ai 18 anni oppure iscritti a corsi scolastici / universitari e non fuori corso
  • gravate da malattia o disabilità di almeno un componente (riduzione della capacità lavorativa non inferiore ai due terzi; invalidità civile non inferiore al 46% e disoccupato; invalidità civile non inferiore al 74%; titolare di indennità di accompagnamento)
  • abbiano perso ogni fonte di reddito a causa della crisi economica (a partire dal gennaio 2008)
  • presentino un progetto per il reinserimento lavorativo o per l’avvio di un’attività autonoma

Perché il prestito e non un contributo a fondo perduto
  • Vuole essere un segno di speranza e di impegno per superare insieme la crisi economica
  • Per assicurare comunque un’integrazione di reddito in un momento di difficoltà a causa della perdita del lavoro e, nello stesso tempo, educare all’uso responsabile del denaro e al dovere della restituzione una volta raggiunto l’obiettivo del reinserimento lavorativo
  • Per aiutare un numero più ampio di famiglie attraverso un effetto moltiplicatore

Perché solo la famiglia può accedere al sostegno del fondo
  • La famiglia è uno degli ammortizzatori sociali più efficienti ed è anche la trama relazionale più necessaria per un armonico sviluppo delle persone e della società
  • La famiglia numerosa (o gravata da situazioni di malattia o disabilità ) peraltro è la più esposta all’emergenza